Il “filatore” nel XIX secolo

Storia di un antico filatoio a Grugliasco – parte 3

Il  XIX secolo: il “filatore grosso” del banchiere Gianoglio

 

filatore-barbarouxNel post precedente abbiamo visto come a metà del XVIII secolo a Grugliasco si venga a formare lungo l’asta della bealera, che forniva energia per le macchine, un vero e proprio “polo industriale” o meglio proto-industriale grazie alla concentrazione di diverse manifatture per la produzione della seta, la più importante delle quali era di proprietà degli Audifredi.

Nel 1775 muore Pietro Antonio Audifredi, la proprietà passa al figlio Giovanni Giacomo che dopo cinque anni la cede al Banchiere torinese Giovanni Gianoglio con il quale si realizza una ulteriore concentrazione produttiva essendo questo banchiere già proprietario di una filatura.

Sull’aspetto dei fabbricati in quegli anni abbiamo due testimonianze: la prima contenuta in un volumetto pubblicato nel 1786 parla di un “Gran Palazzo”  unito a un filatore e a una filatura dei quali si deplora l’aspetto esterno privo di facciata (1); ed è questa una notazione interessante poiché indicativa di come gli edifici produttivi fossero concepiti in un’ottica funzionale e sobria  che appariva tuttavia estranea  al gusto dominante del tempo.

La  seconda testimonianza, quasi coeva alla precedente, la si deve ad Amedeo Grossi che nella sua guida ci informa che “nel  concentrico del luogo evvi il palazzo del signor banchiere Gianoglio con un bellissimo atrio verso il giardino da cui si ha accesso ad un magnifico salone, a fianco del quale vi  sono politi appartamenti  al piano terreno , con altri quattro superiormente , in attiguità di detto palazzo evvi verso ponente la filatura, un filatore denominato il filator grosso composto da deciotto piante: evvi inoltre in detto luogo altra casa civile di detto signor Banchiere Gianoglio costituita da due maniche con giardino annesso”(2) .

Sappiamo comunque che nel 1802 vi sono il Grugliasco ben cinque  filatoi e quattro filature, delle quali però due inattive (indicativo questo dato della scarsa stabilità dell’ industria nascente), sempre in quell’anno nell’industria della seta sono impiegate ben 500 persone che durante la stagione estiva a si riducono a 200. Per valutare l’entità del suddetto dato si consideri che la popolazione di Grugliasco allora assommava a 2152 unità.

La Mappa del Catasto Napoleonico ci restituisce un’immagine topografica dalla quale il catasto-napoleonicocomplesso appare nell’estensione definitiva con i due cortili giacenti sul sito ove oggi si trova la piazza Matteotti, delimitati da edifici nei quali presumibilmente trovavano localizzazione la trattura, i magazzini e gli alloggi per le maestranze.

Questo momento di prosperità era tuttavia destinato ad avere breve durata, infatti a partire dagli anni ottanta vi fu un periodo generalmente difficile per l’industria serica: da un lato le mutazioni del gusto e l’introduzione di nuove fibre tessili, dall’altra situazioni climatiche avverse alla coltivazione del gelso ebbero come conseguenza la chiusura di molti filatoi e una contrazione generalizzata della produzione.

La difficile congiuntura economica ebbe certamente delle conseguenze sul filatoio ora Gianoglio, se nel 1808 il complesso fu posto all’ asta su e acquistato dal banchiere Giovanni Battista Barbaroux.

Il filatoio a vapore Barbaroux – Tron

filatoio-barbaroux-Giovanni Battista Barbaroux era un importante banchiere di Torino, il quale “sul finire del settecento aveva, in pratica, il monopolio dell’esportazione della seta; la sua banca, Barbaroux & Tron, acquistava il filato e ne curava l’esportazione a Lione e a Londra che allora era il mercato mondiale le della seta” (3).

Appena entrato in possesso dello stabilimento il Barbaroux introdusse – e fu forse il primo a farlo in tutto il Piemonte – una importante innovazione tecnologica: la filanda a vapore.(4)

Grazie a questo sistema, brevettato nel 1805 dal francese Ferdinand Gensoul, le bacinelle per la trattura non venivano più riscaldate a fuoco diretto, ma attraverso il vapore prodotto da una caldaia centralizzata.

Questa innovazione consentiva un deciso risparmio di combustibile, l’incremento della qualità e della quantità della seta prodotta e, attraverso il miglioramento delle condizioni di lavoro delle filatrici non più esposte al calore diretto della fiamma, un aumento della produttività.

Per contro il sistema richiedeva un forte investimento di capitali iniziali che solo le filature maggiori potevano sostenere e quindi costituì un importante spinta alla concentrazione delle attività e all’aumento delle dimensioni degli stabilimenti.

Nel 1817 il complesso filatore- filatura risultava essere uno dei più grossi di tutto il Piemonte:  la filatura composta di 110 fornelletti risultava seconda solo a quella di Agliè, mentre il filatoio era tra i maggiori di tutta l’area  torinese, secondo solo a quello di Venaria(5); l’attività di torcitura ospitata nel filatoio occupava allora un numero variabile di addetti oscillante intorno alle 120 unità.(6)

Filatoio-ricostruzioneTale processo di concentrazione produttiva e di ampliamento diverrà compiuto quando negli anni 20 il Barbaroux acquisirà il filatoio già Rossi Cotta.

Frattanto l’industria della seta acquista sempre maggior peso, sappiamo infatti che nel 1841 ben 700 persone lavorano nelle industrie della seta , 400 ai filatoi, 300 alle filande. Infatti, informa il Casalis  nel suo “Dizionario” che la bealera attraversa il territorio di Grugliasco e “innaffia col mezzo di ruote gli ameni giardini che fanno parte delle deliziose ville di cui è adorno Grugliasco; serve a dar moto a vari edifizi meccanici e singolarmente alle macchine da filatoio, provvede di opportune acque le filande…Intorno alle anzidette macchine de’ filatoi, sono occupate quattrocento persone; e trecento e più operai si impegnano nelle filande”

La forza lavoro era composta in gran parte da donne ma elevato era il numero delle ragazze e bambine: si stima che ancora a fine secolo nelle filande almeno un sesto delle lavoratrici avesse meno di 15 anni, mentre comunque elevato era il numero delle giovani sotto i venti anni.

Lavoravano per 12- 13 ore al giorno, – ma si poteva anche arrivare a 15 ore -, per una paga giornaliera sufficiente ad acquistare poco più di due chili di pane, sotto il controllo di sorveglianti attenti a che il ritmo della produzione si mantenesse costante, in ambienti malsani e umidi ed in condizioni igieniche precarie.

Morto Giovanni Battista Barbaroux, nel 1848 il filatoio passò in proprietà alla figlia Lucilla, sposata con Pietro Tron, indi al figlio Leone nel 1878.

catasto-rabbiniParticolarmente preziosa ai fini della determinazione della consistenza immobiliare del complesso a metà dell’Ottocento è il catasto Rabbini, in esso appare come il complesso fosse articolato secondo una successione continua di cortili e corpi di fabbrica. che partendo dal sito dell’odierna piazza Matteotti , inglobava le aree occupate dagli edifici oggi sede degli uffici comunali, delle associazioni e della scuola media, sino a comprendere i fabbricati e i cortili posti su entrambi i lati dell’ odierna via Cotta

Sempre dalla planimetria Rabbini è possibile verificare come lungo l’odierna via Cotta (allora via dei filatoi) si concentrassero le attività produttive, infatti oltre ai due filatoi Barbaroux, vi trovavano sede in successione continua altri due complessi industriali di proprietà Cotta.

L’attività produttiva proseguì praticamente per tutto l’Ottocento per cessare nel 1895, anno in cui un incendio distrusse il filatoio; in un momento in cui peraltro l’industria serica piemontese subiva i durissimi contraccolpi causati dal crollo degli istituti di credito torinesi, dai quali essa dipendeva economicamente, e che causarono una crisi dalla quale non si sarebbe più risollevata. 



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1. Anonimo, Descrizione del luogo di Grugliasco sito in vicinanza della Reale Città di Torino, Torino 1786.   Si tratta di una guida di Grugliasco scritta in versi nella quale vengono descritte le principali costruzioni del paese. Per quanto riguarda gli edifici del filatoio si dice: “…E un grande e bel Palazzo ben tosto vi scorgiamo \ Al Conte Mortigliengo apparteneva un giorno \ D’onesto Negoziante  or diverrà soggiorno \ … Unito al bel Palazzo qui v’è un gran filatore, \  Che apparteneva ancora ad uno stesso Signore .\ Il filatore è grande, v’è insiem la filatura, \ Dove vi si lavora la seta con misura. \ E’ comodo il civile, ben fatto alla moderna, \ Ma vi vorrebbe ad esso una facciata esterna. ” Interessante quest’ultima annotazione indicativa di come gli edifici produttivi fossero concepiti in un’ottica funzionale che probabilmente appariva in certo modo estranea al gusto dominante del tempo.
2. A. Grossi, Guida alle cascine e vigne del territorio di Torino e suoi contorni , Torino , 1790
3. M.G. Codutti, G. Unia,  Bachi e filande nell’economia subalpina Cuneo 1993
4. R. Tolaini,  “L’introduzione di una innovazione tecnologica: le filande a vapore in Piemonte nei primi decenni dell’ ottocento”, in: AA.VV., “Le Fabbriche magnifiche: seta in provincia di Cuneo tra Seicento e    Ottocento”, Cuneo, 1993.
Il periodo della diffusione delle macchine a vapore per la trattura si aprì a Torino con le esperienze comparative svolte a Torino nel 1807 da Ferdinand Gensoul, davanti a una folta platea composta, oltre che dagli scienziati dell’ Accademia delle Scienze, da una nutrita rappresentanza degli ambienti sericoli piemontesi” (tra essi vi era G.B. Barbaroux) L’accoglienza del nuovo sistema fu “estremamente favorevole e subito alcuni rilevanti banchieri-negozianti, come Cotta e Barbaroux lo adottarono” . nel 1815-16 in Piemonte si contavano 18 filande a Vapore con 924 bacinelle . Negli stessi anni Nella filanda Barbaroux le bacinelle a vapore erano in numero di 40 su un totale di 100.
5. AST  “1815 Stato delle Filature ricavato dalle consegne esistenti nei registri del consolato e dalle relazioni di visita fatte dalli sig.ri Boyer, Cucco, Camosso e Trombetta” Tabella riassuntiva dalla quale emerge che il totale di fornelletti presenti in Piemonte (valle d’Aosta e Lomellina compresi) era di 9258 mentre le filature erano in numero di  916 (moltissime quelle a 1 o 2 fornelletti). Le filature più grandi erano quelle di: Bertini Michelangelo ad Agliè con 130 f.; Barbaroux Gio Batta,  Grugliasco, 110 f; (a Grugliasco vi erano anche le filature Cotta Gius. Anto 42 f; Bottallo Cristofaro 3 f)
6. Da documenti conservati presso l’Archivio Storico di Torino si apprende che:  filatoio Barbaroux è condotto da Antonio Vaschetto, vi sono 20 lavoranti, 7 torcitori, 40 garzoni, 40 doppiere, 4 montojre, 1 tavellaro, 6 persone della famiglia Vaschetto anch’esse occupate. Nel filatoio vi sono “Ingannatoio, n° 5 piante da filato, n°3 piante da torto, un tortino”.
 

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