L’opificio Audifredi

Storia di un antico filatoio a Grugliasco – parte 2

Il filatoio Audifredi: un opificio nel XVIII secolo

Nel post precedente abbiamo visto che il filatoio di Giuseppe Antonio Colomba, costruito a Grugliasco lungo il corso della bealera, ebbe un rapido sviluppo e sei anni dopo essere stato costruito il filatoio impiegava  già 80 persone.

Nel 1715 il filatoio veniva acquistato dai Signori Disdier, già possessori fin dal 1703 di un filatoio a Cuneo, ma l’anno successivo l’opificio era nuovamente posto all’asta e rilevato, per la somma di 43.380 lire da Giovanni Giacomo Audifredi, probabilmente in comproprietà con Giovanni Francesco Durando, che ne divenne, assieme al figlio direttore e conduttore

opificioFrattanto aumenta la capacità produttiva del complesso che nel 1722 risulta essere dotato di 5 piante (ossia le macchine utilizzate per la torcitura), che diventano 6 già nel 1729.

Uno sviluppo notevole, in linea con quanto d’alta parte avveniva in tutto il Piemonte, dove nell’arco di un triennio (1725-1728 ) i filatoi da 126 divengono 172.

Nel 1732 I’Audifredi rimane il solo proprietario dell’opificio, e per la prima volta è documentata dal “Catasto della Molto Magnifica Comunità di Grugliasco” l’esistenza di una “filatura” il locale cioè nel quale avveniva il dipanamento della seta dai bozzoli.

Giovanni Giacomo Audifredi, proveniente da Barcellonette  era funzionario dello stato sabaudo, e aveva ricoperto all’interno dell’amministrazione finanziaria incarichi sempre  più rilevanti: procuratore patrimoniale nel 1697, direttore generale delle gabelle nel 1719, fino ad acquistare nel 1722 il feudo di Mortigliengo e il titolo di Conte.

Contemporaneamente all’attività all’interno dell’amministrazione statale, svolse un’attenta opera economica che lo condusse ad acquisire, oltre al filatoio , notevoli possedimenti, tanto che dal catasto del 1737 il figlio Giovanni Pietro risulta essere il principale tra i possessori di beni in Grugliasco.

Va detto per inciso che la zona di provenienza dell’Audifredi, Barcelonette e la sua valle, vantava una notevole tradizione nella lavorazione dei cascami di seta, e molti furono in quegli anni i mercanti locali che giunsero in Piemonte impiantandovi filatoi e trasferendovi le conoscenze tecnologiche necessarie alla diffusione della lavorazione della seta.  (1)

Dopo Giovanni Giacomo l’opificio fu posseduto dal figlio Pietro Antonio a partire dal 1737 e dal Figlio di questi Giovanni Giacomo dal 1775.

La Famiglia Audifredi ebbe la proprietà del filatoio per più di sessant’anni, nel corso dei quali la dotazione tecnologica dello stesso andò via incrementando passando dalle 5 piante del 1719  alle 6 del 1728 alle 8 del 1750 alle 9 del 1765 divenendo un polo di attrazione per manodopera non solo grugliaschese

filatoio-carta-della-caccia

Appartiene al periodo Audifredi la prima rappresentazione cartografica del sito che ci è stato dato di potere reperire: si tratta della Carta della Caccia, datata 1760 – 1762; in essa il complesso filatore – filatura appare già definito nel suo aspetto morfologico definitivo, con la villa Valperga (ora Audifredi ) prospiciente il giardino ed i fabbricati ad essa funzionali lungo l’odierna via Cotta a delimitare il cortile di accesso alla villa; mentre ad ovest è leggibile la grande corte rettangolare delimitata ai quattro lati dai fabbricati dell’opificio.

Al di sotto della manica a nord scorreva la bealera poiché questo era il fabbricato del filatoio al cui interno si trovavano le piante idrauliche per le operazioni di torcitura della seta, mentre nel prospiciente fabbricato a sud (similmente ad innumerevoli esempi coevi) si trovavano le “bacinelle ” per la trattura operazione consistente nello svolgimento della seta dai bozzoli.

Il numero di lavoranti impegnati all’interno dell’opificio doveva essere di almeno 200- 250 persone, un numero certo rilevante, ma non straordinario se si stima che all’epoca fossero in tutto lo stato sabaudo attive alle filande 50.000 donne e almeno 20.000 fossero gli uomini che lavoravano ai filatoi. (2)

Le condizioni di lavoro all’interno degli opifici erano durissime: elevato era il ricorso alla manodopera di bambini, i quali oltre ad avere una remunerazione più bassa, erano ritenuti più adatti al lavoro al filatoio per la sensibilità delle loro dita, non ancora guastate dal lavoro dei campi.

I locali in cui avveniva la trattura erano grandi cameroni con poca luce, poiché si riteneva che questa avrebbe rovinato la seta, perennemente umidi e malsani: così che, come afferma un testimone del tempo: “Il filatoiere …che è obbligato a travagliare sempre all’umido ed all’oscuro, dovendosi servire anche del lume a mezzogiorno per accudire a’ suoi affari è di un umore tristo e pieno di melanconia, fiacco di corpo e di poca sanità, in modo che difficilmente potrà riuscire ad altro mestiere”  (3)

Poiché sappiamo che elevato era il numero dei lavoratori provenienti da fuori Grugliasco, e l’attività di filatura aveva preminente carattere stagionale è evidente che all’interno dello stabilimento dovevano trovare posto delle abitazioni, o meglio, dei ricoveri per questi lavoratori, peraltro da una fonte del 1768 apprendiamo che     “Li lavoratori in d.o filatore sono quasi tutti forestieri a differenza degli altri due filatori dei sig.ri Rossi, nei quali vengono impiegate persone del luogo “

Frattanto nel 1751 a poca distanza dal filatoio Audifredi nasce ad opera di Carlo Antonio Rossi un secondo filatoio a quattro piante e due ruote, seguito, nel 1757 da un altro Rossi, Domenico

Entrambi i filatoi si collocano lungo il corso della bealera, praticamente di fronte alla Villa Audifredi, ciò provocherà una serie di controversie giudiziali che si protrarranno per quasi ottant’anni, vertenti sulla legittimità o meno dell’autorizzazione ai Rossi  di costruire i loro filatoi; di fatto il motivo del contendere era la rottura del monopolio della trasformazione dei bozzoli nell’area ad ovest di Torino, monopolio interrotto dall’impianto Rossi.

Questi nuovi insediamenti determineranno il realizzarsi lungo l’asta della bealera , nell’odierna via Cotta la nascita di un vero e proprio “polo industriale” analogamente a quanto contemporaneamente avveniva in altri centri della regione quali Racconigi o Cuneo

Continua qui:  Un antico filatoio – parte 3

 

Note
1. Barcellonette apparteneva alla provincia sabauda di Nizza, passata alla Francia nel 1713. Erano originari della valle di Barcellonette, oltre all’Audifredi, i fratelli Pietro e Giovanni Desdier, che fin dagli anni Novanta del Seicento avevano attivato un filatoio a Cuneo e nel 1715 furono proprietari per breve periodo del filatoio di Grugliasco, i Demichelis, il Martello, Pietro Ventre, Spirito Riperto, tutti mercanti che all’inizio del Settecento iniziarono attività produttive in Piemonte
Cfr. AA.VV., Le Fabbriche magnifiche: seta in provincia di Cuneo tra Seicento e Ottocento, Cuneo, 1993.

2 G.Chicco, L’innovazione tecnologica nella lavorazione della seta in Piemonte a metà seicento in “Studi Storici” gennaio – marzo 1992

3 . C. Poni,  All’origine del sistema di fabbrica: tecnologia e organizzazione produttiva dei mulini da seta nell’Italia Settentrionale (sec:XVII, XVIII), in “Rivista Storica Italiana”,  1976,   n°3

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