Villa Valperga

Villa Valperga

villa-valpergaNel centro  di Grugliasco esiste un edificio la cui importanza è a molti sconosciuta: si tratta infatti di una delle poche costruzioni ancora visibili di uno dei più importanti architetti piemontesi del XVII secolo: Antonio Maurizio Valperga.

Nel testo che segue vogliamo raccontarvene la storia.

Il 16 luglio del 1668 Angela Francesca e il figlio Dioniggio Clave di Grugliasco,  rispettivamente vedova e figlio di Giovanni Francesco Clave, morto dieci anni prima, vendono la loro cascina unitamente a 42 giornate di terreno.(1) 

La cascina è  situata nella “Regione di San Vito o sia Resiga” (2) ed è composta di: “Salla grande, due camere al di sopra, crotta grande et crottino al di sotto cucina e camerino, due camere mediocri et altra grande al di sotto et sopra la gallaria con colombaro, stalla grande voltata, trabialli, (3) cassi apperti, (4) pozzo vivo et altro appartamento di stanze, stalle, e trabialli scoperto affatto, Aijrale grande,due horti,et due giardini,et altri sitti. “(5) .

L’acquirente è un personaggio di tutto rispetto dell’amministrazione ducale del tempo: si tratta infatti di Antonio Maurizio Valperga, “Primo Ingegnere di Sua Altezza Reale”: il principale responsabile cioè dei cantieri e delle opere del Ducato.

villa-valperga-3Il Valperga (6)  è un uomo giunto al culmine di una carriera prestigiosa ed avventurosa, figura eminente tra gli ingegneri militari cui si deve gran parte della riplasmazione barocca di Torino nel XVII secolo; la sua opera è infatti riconducibile alla realizzazione di importanti opere quali le chiese di S. Carlo e di S. Francesco da Paola, la Certosa di Collegno, il Palazzo Reale di Torino.

Nato probabilmente a Torino nel primo decennio del Seicento, Valperga è aiutante di Carlo di Castellamonte nel 1626 e nel 1634 entra a diretto servizio del Duca Vittorio Amedeo in qualità di  ingegnere.

Nel 1636 sposa Anna Caterina Morello, nipote di Carlo Morello, anch’egli architetto di primo piano nella Torino del tempo.

Maurizio ed Anna Caterina avranno due figli, Giovanna, nata nel 1646 e morta poco dopo e Andrea, nato dopo il 1646, morto nel 1694, che seguirà la carriera paterna di architetto.

Frattanto nel 1637 muore Vittorio Amedeo: le vicende legate alla successione vedono contrapporsi la vedova del Duca Cristina di Francia ai fratelli Tommaso e Maurizio.

Si giunge alla guerra civile che contrappone  i seguaci di Cristina, sostenuta dalla Francia, ai sostenitori di Tommaso e Maurizio, alleati della Spagna.

Il Valperga è a fianco del Principe Tommaso, ma alla fine delle ostilità, nel 1642  rientra a servizio di Cristina di Francia con uno stipendio di cento lire mensili. Poco dopo è attivo a Verrua e a Villanova d’Asti e al castello di Fossano

Dal 1643 è alla guida del nuovo cantiere del palazzo ducale di Torino, (l’odierno Palazzo Reale) ma già nel 1645 lascia Torino per la Catalogna, dove partecipa, in qualità di “maresciallo di battaglia” (uno dei più alti gradi dell’esercito francese) alle campagne militari condotte dalla Francia contro la Spagna.

Alterna quindi brevi soggiorni a Torino con periodi trascorsi in terra francese come ingegnere militare.

Per conto del cardinale Mazzarino compie numerosi viaggi per studiare le fortezze di Portolongone, dell’Elba, di Piombino, allora contese tra la Francia e la Spagna; e probabilmente in una di queste missioni, cade prigioniero degli spagnoli nel 1650.

Viene rinchiuso a Napoli, nella fortezza di Castel Sant’Elmo.

villa-valperga-2Rimase in carcere fino al 1659 e durante questo periodo pubblicò due opere di tecnica militare: “L’essercitio militare”, stampato nel 1653  e “L’indirizzo del nuovo soldato” nel 1655.

 

Tornato in libertà è ancora al servizio del Cardinale Mazzarino che gli affida il progetto (poi non realizzato) per la Chiesa di Sainte-Anne la Royale a Parigi, nella quale intendeva essere seppellito.

Il Valperga nel 1663 è nuovamente a Torino, ove inizia la costruzione del suo palazzo in via della Provvidenza, tuttavia non si interrompono i suoi viaggi e, in qualità di ingegnere militare, negli anni successivi  è attivo nuovamente in Francia, nelle Fiandre, a Monaco, a Malta, con brevi parentesi in Piemonte per lavorare alle fortificazioni di Verrua e di Vercelli.

Nel 1667 viene finalmente nominato “Primo Ingegnere” del Duca (7), nello stesso giorno anche il figlio Andrea riceveva il titolo di “Ingegnere ordinario”.

Analogamente ad altri alti funzionari dello Stato, anche il Valperga, raggiunto l’apice della carriera, riusciva a procurarsi un titolo nobiliare e  veniva insignito del titolo di barone, acquistando il feudo di S. Marzanotto nell’astigiano, unitamente al titolo di Barone.

Negli anni successivi lavora ancora a Torino (palazzo Cisterna, attuale sede della Provincia), ed è impegnato nei progetti per le fortificazioni di Porta Nuova e per l’ampliamento della Città Nuova verso il verso il Po, in collaborazione con Amedeo di Castellamonte, nonché  alle opere di contenimento del Sesia a Vercelli.

Muore nel 1688 a Torino e viene sepolto nella chiesa di S. Carlo.

villa-valperga-4Dunque nel 1668, un anno dopo la nomina a Primo ingegnere, il Valperga acquista la “Cassina”, unitamente ad altri beni in Grugliasco; l’anno successivo acquista una proprietà confinante costituita da “Casa, ayra et horto” , in seguito acquista e  permuta altri terreni, (le acquisizioni si protrarranno fino al 1680), con l’evidente scopo di accorpare e valorizzare il suo patrimonio.(8)

Ad Antonio Maurizio succede il figlio Andrea, anch’egli architetto, che muore nel 1694.

La proprietà passa quindi al figlio di Andrea, Giuseppe Antonio che nel 1701 dovendo “monacare nel monastero delle Molto  Reverende monache di S. Andrea della Città di Chieri la Damigella Clara Teresa, sua Signora Sorella, et non avendo in proprio il denaro necessario per supplire alle spese del vestiario, novitiato, dotte, et altre spese necessarie per detta monacatione” vende il “Palazzo” di Grugliasco.(9) 

L’edificio viene descritto come “un Pallazzo continente un salone, sei stanze grandi et sei piccole, et altre al piano di terra, crotta, corte civile, scudaria, portici, due giardini et qualche poco sitto fuori dette muraglie di detti giardini”

Pertanto, quella che un trentennio prima era una cascina, un insieme cioè di edifici funzionali all’attività agricola, nel 1701 è una dimora di un certo prestigio (Palazzo) costituita da elementi – salone, corte civile, giardini, scuderie, portici – propri delle residenze nobiliari del tempo.

Verosimilmente a quella data l’aspetto degli edifici o almeno della villa e del fabbricato lungo la via dovevano essere quelli attuali, lo lasciano supporre i caratteri formali dell’edificio, nei quali è leggibile un forte legame con l’architettura torinese della fine del XVII secolo.

Il fatto poi che sia Antonio Maurizio che il figlio Andrea fossero architetti, rende probabile un loro intervento diretto nella realizzazione della costruzione.

La villa costituisce dunque un esempio precoce di quelle  costruzioni che nel secolo XVII punteggeranno il paesaggio della pianura torinese, servendo a un tempo da residenza di campagna, da luogo dal quale controllare i propri possedimenti  e da strumento di distinzione sociale  per la nobiltà sabauda dell’epoca.

La Villa e i disegni dell’Album Valperga.

La villa che prospetta su via Antonio Cotta, costituisce il nucleo primitivo e più antico del complesso di edifici che più tardi ospiteranno il filatoio e in seguito diverranno sede dei Maristi.

Essa pur essendo stata fortemente rimaneggiata al suo interno, presenta tuttavia tracce dell’impianto originario in planimetria, con una grande sala centrale rettangolare che dà accesso direttamente sulla corte interna e chiusa sui due lati più corti da ambienti più piccoli (in origine forse due per lato). Adiacente alla stessa sala, sul lato lungo verso il parco si trova un vestibolo porticato a tre campate voltato a crociera.

villa-valperga-piantaL’impianto giardino-vestibolo-salone-corte retrostante, la collocazione a fianco dei fabbricati rurali e di servizio disposti  simmetricamente in modo che la villa faccia da fulcro a tutta la composizione, rendono collocabile il manufatto all’interno di una tipologia che grande diffusione ebbe nelle campagne piemontesi a partire dalla fine del Seicento.

Infatti: “la possibilità di risolvere le “smanie per la villeggiatura” e la sorveglianza della possessione si incontrano nella “villa” o “vigna”, tipologia non nuova nella storia dell’architettura  (le ville toscane e quelle venete cinquecentesche), che qui in Piemonte appare come un sistema traslato dai modelli di vita delle alte personalità della corte del secolo precedente. Le seicentesche Vigna di Madama Reale,  Villa della Regina, Maggiordomo; le Delizie reali della Venaria, del Valentino, di Rivoli diventano il riferimento obbligato per i committenti delle ville settecentesche, le quali tuttavia si caratterizzano per alcuni nuovi elementi. Fra questi innanzitutto la compresenza organica di un fabbricato rustico (la cascina) con quello civile (la villa), e a volte con uno manifatturiero” (10)

L’alzato, con la facciata a nord verso il cortile d’ingresso e quella a sud prospiciente il parco, presenta invece aspetti più facilmente leggibili ed ascrivibili a una precisa volontà progettuale.

In particolare il prospetto nord articolato su tre livelli mostra un piano terreno decorato unicamente da uno zoccolo che giunge fino a livello del primo piano, al di sopra di questo, i due piani superiori sono scanditi da finestre animate da forti cornici alternate a lesene a tutta altezza con capitelli ionici. A coronamento della facciata è posto un frontone retto da mensole.

L’insieme testimonia una ricerca di decoro e dignità formale in un ambito che tuttavia mantiene un forte aspetto privato.

villa-valperga-prospettoDi diverso carattere è la facciata sud , aperta verso il parco, qui la superficie è delimitata verticalmente da quattro lesene intersecantesi con fasce marcapiano che corrono lungo tutta la facciata.

Al centro due portici sovrapposti formati da tre arcate ciascuno fungono da elemento dominante l’intera composizione, secondo un modello molto diffuso nelle ville di campagna a partire dal XVII secolo, Si pensi ad esempi al Castello del Valentino o alla Vigna di Madama Reale che sicuramente assunsero un ruolo di modello per le posteriori residenze di “villeggiatura” della nobiltà e della borghesia alta sabauda.

Nel complesso l’edificio presenta un aspetto in qualche modo “aulico” se paragonato al tessuto circostante, che sebbene sia punteggiato di ville ad uso dell’ aristocrazia torinese dei secoli XVIII e XIX, non raggiunge in nessun caso gli stessi caratteri di compostezza formale e forse di precocità.

La datazione del manufatto non è nota con precisione, sebbene talune caratteristiche formali lo rendano ascrivibile a un’epoca vicina all’inizio del XVIII secolo.

Sappiamo che tra il 1668 e il 1701 la costruzione subisce una profonda trasformazione, trasformandosi da “Cassina” in “Pallazzo“, sappiamo inoltre che in quegli anni l’edificio appartiene a Maurizio Antonio e Andrea Valperga, padre e figlio, entrambi architetti lavoranti alle dipendenze della corte sabauda, è quindi probabile che essi possano avere avuto un ruolo attivo nella progettazione e perlomeno una qualche influenza sulla realizzazione dell’edificio.

Tra i Disegni dell’Album Valperga, raccolta di disegni e progetti appartenuti all’ architetto ed ora custoditi presso la Biblioteca Nazionale di Torino(11),  ne sono stati trovati due che presentano singolari attinenze con l’edificio di cui ci stiamo occupando.

album-piantaIl primo presenta la planimetria di una villa di campagna compresa tra una corte delimitata da fabbricati probabilmente rurali e un giardino.

L’unica indicazione topografica utile alla localizzazione geografica dell’edificio è quella riportata sulla strada tangente il complesso: “strada di Carmagnola”.

Tuttavia un confronto fra il disegno e la pianta della villa Valperga mostra numerose analogie: lo schema di impianto è lo stesso, in entrambi i casi vi è una grande sala centrale ai cui lati simmetricamente si trovano altri due stanze più piccole; la stessa sala confina a sud con una piccola galleria avente all’estremità opposta due colonne e due mezze colonne. Il numero e la posizione delle aperture sono praticamente le stesse se si esclude il fatto che nel disegno dell’album Valperga le due stanze laterali a sud sono di dimensioni maggiori, tanto da sporgere rispetto al filo esterno del portico contrariamente a quanto avviene nella villa di Grugliasco.

Le differenze tra i due disegni riguardano piuttosto i rapporti dimensionali dei vari ambienti, così che la pianta della villa Valperga appare “schiacciata” lungo l’asse nord-sud rispetto al disegno dell’Album.

album-prospettoAnaloghe considerazioni possono essere fatte a proposito del secondo disegno che mostra questa volta un prospetto, probabilmente riferibile allo stesso edificio del disegno precedente.

Anche qui un confronto con il prospetto sud della villa grugliaschese mostra notevoli elementi di concordanza: se si prescinde dagli elementi decorativi verticali che nel disegno dell’album non sono presenti, si può vedere come i due disegni siano quasi sovrapponibili. Le dimensioni complessive in larghezza e altezza sono praticamente uguali, le uniche differenze sostanziali riguardano le altezze dei piani, in particolare il primo piano, che nella villa di Grugliasco appare schiacciata in altezza (e infatti qui gli archi della loggia sono ellittici, mentre nel disegno della Biblioteca Nazionale appaiono a pieno centro), e il rapporto in larghezza tra settore centrale della facciata, contenente gli archi e le due parti laterali, che nel disegno dell’album praticamente si equivalgono, mentre nella villa Valperga vedono la prevalenza dell’elemento centrale sugli altri due.

In conclusione se non siamo in grado di stabilire un nesso certo tra i disegni custoditi presso la Biblioteca Nazionale (peraltro non firmati, ne’ datati) e il palazzo di Grugliasco, ci pare però che per quanto esposto fino ad ora esistano una serie notevole di indizi in grado di porre la villa di Grugliasco in relazione con l’attività professionale del Valperga, tanto più se consideriamo il valore degli album quali “strumento di lavoro” e “repertorio di progetti e modelli” dai quali attingere nell’attività progettuale. Ne’ va dimenticato il fatto che il palazzo fu costruito sul luogo di una preesistenza di una certa consistenza (la cascina dei Clave), e taluni particolari rilevabili in loco (spessore differente dei muri portanti, mancanza di ortogonalità tra alcuni muri in una costruzione peraltro tutta improntata a criteri di simmetria e regolarità) rendono evidente questo fatto.

Ci pare pertanto possibile ipotizzare una genesi dell’edificio consistente nel riadattamento e riplasmazione di un edificio preesistente, riplasmazione che si serve di un modello preciso quale è quello degli album, adattandolo all’esistente o forse rimodernandolo  (i disegni in questione appaiono più vicini ad un gusto precedente) per meglio rispondere alle esigenze del gusto della fine del  Seicento.

 

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Note

1. La cascina e le pertinenze provenivano dall’eredità di Giovanni Francesco Clave, morto dieci anni prima. La famiglia Clave era all’epoca una delle più antiche ed autorevoli di Grugliasco: tra i suoi membri si ricorda Pier Vincenzo Clave, (fratello di Giovanni Francesco) professore all’università di Torino, a cui è dedicata una via nel centro di Grugliasco.  
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2. Entrambi i toponimi designano la stessa zona di Grugliasco. Il primo probabilmente si deve alla presenza di una cappella dedicata a S. Vito ancora visibile sul luogo, il secondo trae origine dalla presenza, nelle vicinanze della segheria della Comunità.  torna su

3. Ambiente ricavato generalmente al di sopra della stalla usato per  riporre il fieno, costituito da un assito poggiato su travi; fienile.  torna su
4. Tettoie aperte, depositi. torna su
5. AST sez. riunite, Insinuazione di Torino 1669, libro 9 carta 437  Compra per il M.to Illustre Sig. Antonio Maurizio Valperga Dalli Ss.ri Angela Fran.ca & Dioniggio madre e Figlio Clave di Grugliasco.
In altra parte dello stesso documento si ritrova una perizia estimativa dell’edificio dalla quale si evince che  la casa e il terreno circostante viene venduta per lire 4300, mentre altre quarantadue giornate di terreno sono vendute per 250 lire ognuna. torna su
6. La biografia del Valperga è tratta da:F. Monetti,  Gli architetti di Palazzo Valperga Galleani: Antonio Maurizio Valperga e Luigi Barberis, in AA.VV., Palazzo  Valperga Galleani di Barbaresco a Torino, Torino, 1989G. Dardanello, Cantieri di corte e imprese decorative a Torino in G. Romano, (A. cura di), Figure del Barocco. La corte, la città, i cantieri, le province, Torino,  1988    torna su
7. E’ precisamente questo il titolo con il quale viene indicato nel “Primo libro delle mutazioni”  di Grugliasco, quando nel 1669 vengono registrate le sue proprietà in questo luogo.    torna su
8.  Dai documenti conservati presso gli archivi storici del Comune di Grugliasco e  di Torino emergono acquisti da “Gio Dom.co Fasina di GrugliascoAntonio Burlato, Gioanna Crota Chiasteleta,  Gio Angelo Avvocati di Torino”.    torna su
9. AST sez. riunite, Insinuazione di Torino 1701, libro 5, carta 345, “Vendita fatta dall’ Ill.mo Sig. Barone Giuseppe Antonio Valperga a favore dell’ Ill.mo Sig. Giuseppe Antonio Colomba de SS.ri Decurioni della Presente Città”.    torna su
10. AA.VV. Insediamenti e tipologie architettoniche, Torino, 1983.  torna su
 11. Biblioteca Nazionale sez manoscritti e rari , Album Valperga, q.I.64, q.I.65,
Si tratta di due raccolte di disegni «articolate secondo il doppio registro di uno sceltissimo collezionismo grafico e del repertorio di progetti e modelli tendenzialmente accostati per tipologie decorative…esse sono un esempio di straordinaria efficacia dello strumento di lavoro essenziale per l’esperienza professionale di un architetto-ingegnere piemontese…il q.I.64 raccoglie prevalentemente piante e alzati di edifici da poco prima della metà dl Seicento ai primi anni del Settecento, molti dei quali sono in relazione con l’attività professionale di Maurizio Valperga» ( Dardanello, Giuseppe “Libri, fonti e progetti per il disegno dell’architettura civile” in: Di Macco, Michela, Romano, Giovanni, ( a cura di), “Diana Trionfatrice”, Torino 1989.)    torna su
 

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